Progetto Risorse di Rete – ERRE 2 2018-PAS-00381

AFP è partner del progetto Risorse di Rete (ERRE 2), che vede come capofila l’Opera Diocesana Patronato San Vincenzo, finanziato dall’impresa sociale Coi Bambini a valere sul bando Un Passo Avanti.

Il progetto ha come obiettivo quello di costruire e proporre ai ragazzi modelli di relazione educativa differenti e alternativi rispetto a quelli che sperimentano in famiglia e a scuola, in modo da sostenerli nella loro capacità di costruire e sostenere relazioni positive nel sociale.

ERRE 2 costituisce e attiva un modello di rete e presa in carico del ragazzo, che gli consenta di sperimentare modelli di relazione educativa positivi e stimolanti. Attraverso le azioni progettuali i minori saranno coinvolti direttamente nella progettazione e realizzazione di attività educative e culturali all’interno e fuori
la scuola. Questo processo sarà supportato dall’empowerment delle famiglie per renderle partecipi del progetto di vita dei figli e rafforzare le loro capacità genitoriali.

La comunità sarà coinvolta attraverso azioni specifiche con la creazione di Co-MEET-à dove ragazzi, imprese, insegnanti e famiglie lavoreranno insieme per proporre attività sui territori di riferimento e per potenziare l’ingaggio di tutti gli stakeholder che possono investire sia economicamente, sia in competenze nell’educazione dei minori. La scuola assumerà un ruolo centrale per la vita educativa e culturale dei ragazzi e della comunità. L’Azione 6 creerà la figura dell’Agente di comunità, che rafforzerà le reti tra attori pubblici e privati.  ERRE2 propone un’innovazione di tipo metodologico, che si concentra sul “fare” per (ri)motivare i ragazzi che hanno vissuto esperienze di fallimento scolastico/formativo. ERRE2 coinvolge le aziende per creare una corresponsabilità pubblico-privato e profit- no profit. Il privato porterà risorse e nuove prospettive per migliorare i servizi educativi in qualità e competenze attraverso la condivisione di un progetto di crescita educativo e culturale.

L’innovazione della quale il progetto si rende protagonista è finalizzata a mettere in rete le risorse che il territorio dispone per la presa in carico delle fragilità del ragazzo e, trasversalmente, della sua famiglia, innovando e incrementando con altri soggetti alcune relazioni già consolidate, arricchendole con l’apporto del mondo del lavoro e delle aziende, supportando un percorso di co-progettazione fra soggetti che finora non avevano collaborato (es. aziende e enti pubblici e privati a sostegno della genitorialità). Tale approccio è in grado di ampliare e incrementare le interconnessioni, gli scambi, la collaborazione e l’integrazione fra pubblico e privato, ad esempio fra scuole (pubbliche e non); fondazioni private e ASST e grazie al coinvolgimento diretto del mondo aziendale nella scuola. 

Questo approccio è evidente nelle attività dei Co-MEET-à  e nel Super Co-MEET-à  e nell’Empowerment famigliare . Infatti, se i Co-MEET-er rappresentano la possibilità per soggetti differenti di confrontarsi e dare linee comuni alla risoluzione del problema della povertà educativa, i Co-MEET-à sono il vero luogo di scambio e di collaborazione fra soggetti provenienti da ambiti differenti. Inoltre, sono anche la vera occasione per attivare un’innovazione di processo, che consenta ai ragazzi di rendersi protagonisti attivi del proprio percorso di ricostruzione del sé e del proprio percorso di vita, grazie a un coinvolgimento diretto nelle attività progettuali che li riguardano e nei cambiamenti che il progetto vuole apportare.

A ciò si aggiunge un’innovazione di tipo metodologico, che si concentra sul lavoro e, in generale, nel fare e finalizzato alla (ri)motivazione dei ragazzi che hanno vissuto esperienze di fallimento scolastico/formativo. Ciò è evidente nell’innovazione didattica, che attraverso i metodi del PBL e del Learning by doing consente di erogare un tipo di insegnamento basato su attività concrete e non solo teoriche, in grado di interessare di più il ragazzo e, quindi, di innalzare il coinvolgimento e l’interesse nell’apprendere. Inoltre, grazie alle “Case dei saperi” si potrà rendere più prossimo il sapere e attivare la curiosità e la volontà del ragazzo di mettersi in gioco nel processo di apprendimento. Lo stesso approccio viene utilizzato con le famiglie con il fine di completare, con un’educazione al pratico, il supporto emotivo e psicologico già previsto in qualsiasi percorso personalizzato alla famiglia. Infatti, a seconda del livello di fragilità, verranno organizzati: laboratori o workshop di economia domestica ed educazione alla relazione; gruppi di MTF (Terapia MultiFamigliare) e/o NVR (Resistenza Non Violenta) con il fine di attivare le risorse delle famiglie stesse. Fondamentale sarà l’attivazione della comunità attraverso la peer education per le famiglie.

Ente promotore: Opera Diocesana Patronato San Vincenzo

Partner di progetto:

Associazione Formazione Professionale del Patronato San Vincenzo

COMUNE DI BERGAMO

Fondazione punto sud

ISTITUTO COMPRENSIVO Mazzi

SESAAB SPA

Fondazione Angelo Custode Onlus

COOPERATIVA SOCIALE PATRONATO SAN VINCENZO

PROVINCIA DI BERGAMO

Associazione Agathà onlus

ISTITUTO COMPRENSIVO I MILLE

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “DE AMICIS”

Istituto Comprensivo di Verdellino-Zingonia

L’impronta Società Cooperativa Sociale

Azienda Bergamasca Formazione

Managernoprofit

KILOMETRO ROSSO SPA

ASST Papa Giovanni XXIII

Associazione Diakonia Onlus

IPIA CESARE PESENTI 

Università Cattolica del Sacro Cuore – Dipartimento di Sociologia

FABLAB BERGAMO

ARTICOLI

14 giugno 2021 – Redazione L’Eco di Bergamo

Nascono 16 case del sapere per i ragazzi

Progetto «Erre2».Saranno operative da settembre. Luoghi polifunzionali collegati a scuole di città e in provinciaIl primo passo sarà un abbecedario che racconterà l’identità dei vari spazi. Ogni parola sarà riprodotta con i murales

Sedici Case del sapere realizzate nelle scuole tra Bergamo e Verdellino, laboratori per gli studenti per creare murales nelle scuole, webinar dedicati alle famiglie e, in arrivo, due Cre estivi gratuiti: i primi sei mesi del progetto «Erre2 – Risorse di Rete» sono stati un concentrato di attività diverse.

Patronato e <<Con i bambini>>

Erre2 è un progetto triennale, finanziato dall’impresa sociale «Con i Bambini» e guidato dall’Opera diocesana Patronato San Vincenzo, che coinvolge 23 soggetti diversi: associazioni, enti, scuole, ma anche le imprese del territorio bergamasco. Il progetto ha l’obiettivo di contrastare la povertà educativa, un tema diventato evidente anche a Bergamo con gli effetti della pandemia e con la didattica a distanza, attraverso il lavoro di un’intera comunità educante: al centro del progetto c’è il ragazzo e intorno a lui lavorano scuole, famiglie e imprese. Una vera e propria comunità educante e in rete che lavora per un solo obiettivo.

AMBIENTI ACCOGLIENTI

«Per ora – spiegano Laura Bonaita, Michela Molta e Gabriele Di Marco, responsabili del progetto – abbiamo realizzato tutte le 16 Case del sapere che avevamo progettato di fare. Le attività in questi spazi non sono ancora iniziate, perché a settembre verranno proposti specifici corsi di formazione a chi se ne occuperà. L’idea che sta alla base di quest’iniziativa è che i ragazzi possano entrare in questi ambienti e si possano trovare in un’ambiente accogliente, che stimoli loro interessi diversi.
Per questo abbiamo creato ambienti polifunzionali che possono avere spazi per brainstorming, ricerche, stimolare forme diverse di intelligenza e apprendimento. Ogni casa ha un tema: l’idea di fondo è che le Case vengono messe a sistema tra le scuole. Ce ne sono al Comprensivo di Verdellino, in tre Istituti comprensivi cittadini (Mazzi,
Mille, De Amicis), all’istituto Pesenti di Bergamo, e in due centri di formazione professionale: Afp del Patronato e Abf».
In particolare, nei primi sei mesi di progetto, Cooperativa sociale Patronato San Vincenzo ha avviato anche l’azione di realizzazione dei murales nelle Case del sapere delle scuole partner di progetto: visti i limiti imposti dalla pandemia, l’idea è stata quella di procedere con un processo artistico partecipato grazie alla collaborazione di due
artisti italiani, Nicola Alessandrini e Lisa Gelli.

L’ABBECEDARIO

«È stato individuato l’abbecedario come strumento di lavoro e di racconto della contemporaneità attraverso lo sguardo degli studenti e delle studentesse – continuano i responsabili –. L’idea alla base del progetto è quella di realizzare un abbecedario di comunità, uno strumento di lettura e indagine del tessuto sociale contemporaneo.

LA PAROLA CHIAVE

Agli studenti delle differenti scuole è stato chiesto di compilare un questionario in cui sono state identificate, per ogni lettera dell’alfabeto, una parola che sia per loro importante, pregnante, uno spunto di riflessione che possa essere utilizzata per leggere il proprio presente e plasmare il futuro. Una parola può essere “positiva”, propositiva, indicare una meta, un’utopia, un traguardo da raggiungere o un’attitudine da avere per farlo, ma “negativa”, un elemento di disturbo al loro presente o passato da analizzare e comprendere per poter essere poi superato».

21 PAROLE SUI MURALES

A ogni parola verrà associato un significato e verrà chiesto ai ragazzi di immaginarla come fosse un’azione simbolica, un gesto, un atto teatrale, che coinvolga uno o più protagonisti. Gli esiti di tutti i laboratori verranno consegnati agli artisti che comporranno un abbecedario comune.
Le ventuno parole che lo comporranno verranno riprodotte per immagini sotto forma di murales nelle sette scuole, tre per scuola.

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26 maggio 2021 – Redazione Open Innovation

ERRE2, la nostra rete per i ragazzi a rischio abbandono scolastico”

Il progetto al via a Bergamo con aule STEM e musicali, didattica innovativa, supporto alle famiglie.

L’unione fa la forza: e ne serve molta, per contrastare un fenomeno insidioso e sempre allarmante come quello dell’abbandono scolastico. Anche in un territorio ricco di opportunità come Bergamo, dove pure la percentuale di ragazzini e ragazzine che lasciano la scuola rimane preoccupante e può arrivare, in alcune zone particolari, addirittura al 20%.

I dati li mette in fila Laura Bonaita, responsabile del progetto triennale di Opera Diocesana Patronato S. Vincenzo che proprio da questi numeri ha preso le mosse: frutto di un’inedita alleanza tra forze diverse del territorio, una vera e propria “rete” capace di intercettare alunni e alunne a rischio abbandono prima che questi, demotivati, dicano per sempre addio alle aule.

Il progetto è “ERRE2 – Risorse di Rete”, che partito ufficialmente a ottobre 2020 entra ora nel vivo con l’avvio di alcuni centri estivi 16 “Case del sapere” già allestite in una serie di istituti, per far sperimentare da settembre ai ragazzi coinvolti una didattica innovativa, capace di rimotivarli allo studio. Mentre il 26 maggio parte il primo webinar dedicato in modo specifico ai genitori, per aiutarli a riconoscere e gestire le emozioni degli alunni in difficoltà a scuola. Al momento i genitori iscritti sono 65.

Per la sua valenza sociale, “ERRE2” viene presentato su “Lombardia 2030”, la sezione di questa piattaforma dedicata alle iniziative che sul territorio realizzano i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030.

I numeri del progetto

Pensato appunto a partire da numeri precisi, registrati già nel 2019, ERRE2 si è trovato pronto a partire proprio nell’anno della pandemia. Dopo lo stop forzato alle prime attività, previste originariamente in presenza, ora muove i primi passi affrontando tutta la pesante ‘eredità’ di mesi di Didattica a distanza.

“Ci rivolgiamo ai ragazzi più fragili, quelli che più hanno sofferto durante la DAD e i mesi di lockdown”, spiega dunque Bonaita, responsabile ufficio progettazione dell’AFP – Associazione Formazione Professionale del Patronato San Vincenzo, “o che magari hanno difficoltà aggiuntive, dovute a situazioni familiari complesse”.

Sono le stesse scuole aderenti nel progetto a segnalare chi è a rischio abbandono e può dunque venire convolto: si tratta del segmento delle medie di 4 Istituti Comprensivi, di 2 centri di formazione professionale e di un istituto professionale.

Con loro si è attivata una rete di ben 23 soggetti, guidati appunto da Opera Diocesana Patronato S. Vincenzo che è anche capofila del progetto, nato in concreto dal bando “Un passo avanti” contro la povertà educativa dell’impresa sociale “Con i Bambini”. “L’idea era quella di mettere insieme tutti gli attori che possono incontrare e sostenere questi ragazzi a rischio, dai servizi sociali a quelli pedagogici ma non solo – spiega allora Gabriele di Marco di Opera Diocesana Patronato S. Vincenzo: ci sono associazioni, enti, ovviamente le scuole ma anche le imprese, tramite Confindustria Bergamo. Oppure l’ASST Papa Giovanni XXII, per la presa in carico dei soggetti con eventuali problematiche specifiche nell’apprendimento, o realtà come Managernoprofit, l’incubatore Kilometro Rosso e SESAAB Spa.

Insieme, guardano i dati: nel 2019, a Bergamo i NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano – rappresentavano il 17,1% del totale, nello stesso anno il Rapporto Openpolis sulla dispersione scolastica registrava in città un tasso di abbandono del 9,3%, con punte del 20% a sud della città, in un’area già segnata da alti tassi di criminalità come quella di Verdellino-Zingonia.

La proposta educativa

Non a caso, quest’ultima è tra i quattro territori su cui si concentrerà “ERRE2”, insieme ai quartieri della periferia Malpensata, Celadina, Longuelo, come aree in cui si segnala un problema di povertà educativa. Quanto alle strategie educative messe in campo, “abbiamo pensato anzitutto a una didattica coinvolgente, diversa, più centrata sul ‘saper fare’, sull’apprendimento informale e ‘peer to peer’, cioè tra pari”, spiega la responsabile Bonaita.

Ecco allora “la ristrutturazione di spazi ad hoc nelle scuole aderenti e gli allestimenti”, a carico del progetto, per far nascere 16 “Case del sapere”, “in concreto aule innovative dedicate a temi che possano rispecchiare interessi e passioni degli alunni”, aggiunge Di Marco. Spazi progettati per essere “dinamici, senza banchi”, come sottolinea Bonaita.

Una delle Case è dedicata ad esempio a lettura, ricerca e condivisione dei saperi, con tanto di divano per il ‘brainstorming’; un’altra, centrata sui linguaggi, punta più sulle dotazioni tecnologiche con postazioni pc e altri device. Ma c’è anche un’aula di musica con batteria, piano e chitarra, e quella a cura dell’Associazione FabLab Bergamo – l’officina di makers – con stampante 3D e programmi per la progettazione CAD.

Altri ‘temi di studio’ sono o saranno Moda, Benessere, Green, Cucina, Nuovo artigianato, “Melting Food”, “Melting Ort: tutto quello, insomma, che può fare dell’apprendimento una gioia e un interesse personale, prima che un obbligo scolastico. I corsi per formare i docenti alla didattica innovativa delle Case partiranno a settembre, così da aprire queste aule ai ragazzi aderenti al progetto il prossimo ottobre.

In questi mesi si terranno invece due CRE – Centri Ricreativi Estivi, uno tecnologico a cura del FabLab e uno artistico-creativo a cura della Cooperativa Impronta. Mentre il secondo webinar per i genitori è previsto il 31 maggio.

Il progetto dunque entra nel vivo: in tutto, mobiliterà risorse per 1 milione e 63 mila euro, di cui 869 mila finanziate dell’impresa sociale “Con i Bambini”.

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